Calcio Storico

Storia del calcio in livrea
La prima partita del calcio fiorentino si perde nella notte dei tempi. Come accade per ogni tradizione spettacolare, si ricercano le origini nel genio dei romani. Pare che fossero stati loro, infatti, a portare nella colonia fiorentina il gioco dell’Harpastum, un ludo che coinvolgeva due squadre opposte per la conquista della palla, in un intreccio di corpi, lotte e zuffe, capace di temprare corpo e spirito. Nel Medioevo s’improvvisarono tornei nelle piazze ma fu nel Rinascimento che lo sfarzo dei costumi e delle corporazioni raggiunse il massimo livello, così come la levatura sociale di chi partecipava. I valenti calcianti erano tutti uomini, tra i 18 e  i 45 anni, di buona famiglia e opportunamente agghindati in livrea. Tra i giovani celebri, si annoverano i rampolli dei Medici, tra i quali Piero, figlio di Lorenzo il Magnifico, e promettenti giovanotti del calibro di Giulio e Alessandro de’ Medici e Maffeo Barberini che poi avrebbero indossato la tiara papale. Le partite si disputavano nelle piazze  Santo Spirito, Santa Maria Novella e Santa Croce, perfino sul fiume Arno, quell’anno memorabile che ghiacciò, nel gennaio del 1490, quando "per tre dì continovi vi si fece il calcio".
Ma il luogo prediletto dai fiorentini era il Prato (l’attuale Porta al Prato, appunto) dove furono disputate partite leggendarie: "Al Prato, al Calcio, su giovani assai, hor che le palle balzano più che mai. Non è gioco più ricco e bel di questo", si cantava allora. Nel 1618 Dal Chiabrera descriveva la palla in una lode ai calcianti "Cuoio grave rotondo, in cui soffio di vento è prigioniero". Fino al 1739 furono organizzate partite sfarzose, non solo nel periodo del Carnevale, ma anche in occasione di matrimonio di granduchi, regnanti europei e arciduchi austriaci.

 

La partita dell’assedio
Il 29 ottobre 1529 partì il primo colpo di cannone diretto al cuore di Firenze. Intorno alla città, erano dispiegati trentamila uomini delle truppe imperiali di Carlo V convinti di piegare, in poche mosse, la città gigliata. A difesa di Firenze c’erano ottomila fanti forestieri – provenienti dalle Bande Nere di Giovanni de’ Medici – e tremila fiorentini, capitanati dal prode Francesco Ferrucci, che fecero il possibile per resistere alla pressione del potente esercito nemico. Per dileggiare gli assedianti e scordare, anche se per poche ore, le faticose prove di sopravvivenza cui erano sottoposti i fiorentini, si decise disputare la consueta partita di calcio, in occasione del Carnevale.
La celebre gara, passata alla storia come "la partita dell’assedio" ebbe luogo il  17 febbraio del 1530, tra squilli di trombe e gran trambusto di quanti cercavano – con urla e sberleffi all’indirizzo del monarca spagnolo – di esorcizzare la paura della guerra. Non è dato sapere come finì la partita, perché si volle tramandare che a vincere fosse l’orgoglio dei fiorentini e la loro voglia di non sottomettersi. Ma sappiamo come finì l’assedio di Firenze. La Repubblica Fiorentina patteggiò una resa onorevole e i Medici tornarono al potere. Per onorare la memoria di Francesco Ferrucci, nel 1930 si ridette vita al Calcio Storico, con la scenografia e i costumi della celebre partita.

 

Il Corteo Storico della Repubblica fiorentina
Oggi, il Torneo si svolge in tre partite nel mese di giugno, due eliminatorie e una finale, durante i festeggiamenti di San Giovanni, santo patrono della città.
La sfida è tra i quattro quartieri storici di Firenze, che si riconoscono dai colori della livrea: i bianchi  per Santo Spirito, Rossi di Santa Maria Novella, Azzurri di Santa Croce, Verdi di San Giovanni. Ogni squadra è composta da 27 calcianti. Le due squadre contendenti cercano, con ogni mezzo possibile, di arrivare alla rete e fare punto (caccia). Il Pallaio dà inizio alla partita lanciando il pallone in centro campo.  Il Maestro di Campo sorveglia il buon andamento della partita, seda le zuffe, mentre il Giudice Commissario, in velluto nero, assegna le cacce che saranno convalidate da un colpo di colubrina. La partita è diretta da tre Arbitri in divisa nera e rossa e otto Giudici di Campo. Oltre alla partita in sé, grande spettacolo è rappresentato dal Corteo Storico. Sotto il Gonfalone di Firenze – un giglio rosso su sfondo bianco che rappresenta l’Iris Florentia, un fiore molto diffuso nelle campagne fiorentine – sfilano i sette Sergenti degli Otto di Guardia e Balìa, in corazza e borgognotta piumata. Il Maestro di Campo, fornito di spada, sulla quale i capitani delle due squadre avverse giureranno lealtà di gioco.  Marciano la Scorta del Maestro di Campo, l’Araldo della Signoria e il Paggetto con il "palio" destinato alla squadra vincitrice. Il Capitano di Guardia del Contado e del Distretto è il responsabile della parata e istruttore delle compagini storiche. I Bandierai portano le insegne della Repubblica fiorentina. Due Bovari che custodiscono la vitella viva, il tradizionale premio alla formazione vincitrice del torneo. Sfilano i Quartieri e i Calcianti accompagnati dalle Madonne, fanciulle di rara bellezza, inguainate in abiti cinquecenteschi.
Poi seguono i musici con trombe, pifferi e chiarine.  Sfilano i fanti e gli artiglieri, la cavalleria e i Capitani delle Bande. Sfilano gli Archibusieri, gli Alabardieri, i Bombardieri e i Balestrieri Fiorentini del Gonfalone della Scala. Poi passano i rappresentanti dei Quartieri storici, il gruppo delle Arti Maggiori e le Arti Minori. Grande spettacolo è costituito dai Bandierai degli Uffizi che incantano con i loro lanci aggraziati e le evoluzioni dei colorati vessilli.

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